
Quando dico che leggo i tarocchi, c’è chi pensa a un rito di magia e chi a un modo per vendere illusioni. Mi capita spesso e ci tengo a spiegarlo: i tarocchi sono un’altra cosa, e te la racconto con calma.
Due idee che sento spesso
«È una pratica di magia.» No. I tarocchi sono carte illustrate: immagini, simboli, scene. Nella seduta parliamo e guardiamo le carte, e basta: il prezzo resta quello che hai pagato prenotando.
«È una truffa.» Capisco da dove nasce la domanda. Chi ha incontrato qualcuno che promette certezze sul futuro, o che chiede altro denaro dopo la prima chiamata, ha buone ragioni per diffidare. Per questo da me prezzo, durata e regole sono scritti prima, e le promesse sul futuro restano fuori.
Cosa sono i tarocchi
Un mazzo di 78 carte: 22 Arcani Maggiori con le figure allegoriche e 56 Arcani Minori divisi in quattro semi. Nascono in Italia nel Quattrocento come gioco di carte: i più antichi che conosciamo sono i mazzi Visconti-Sforza, dipinti a mano per i duchi di Milano a metà del secolo. Alla fine del Settecento qualcuno comincia a dare un significato a ogni carta. Il mazzo che uso io, il Rider-Waite-Smith, è del 1909 ed è disegnato da Pamela Colman Smith.
Un’idea molto diffusa dice che vengano dall’antico Egitto. È una leggenda nata nel 1781, che nessun documento conferma.
Come li uso io
Per me i tarocchi sono uno specchio dell’anima. Raccontano ciò che è invisibile agli occhi e illuminano il presente. Ti chiedo la domanda, stendo le carte e te le racconto con parole di tutti i giorni. Insieme guardiamo come stai vivendo il momento e cosa puoi fare tu.
Cosa aspettarti da una seduta
Una conversazione di 15 o 30 minuti, con la riservatezza e la serietà che merita una domanda personale. Alla fine ti porti via una parola chiave, da tenere a mente come un mantra, e un’idea più chiara su dove stai. Quello che mi racconti resta nella telefonata.
Se vuoi sapere come si svolge una seduta, leggi come funziona un consulto al telefono. I prezzi sono nella pagina Prezzi, e le risposte più comuni nelle domande frequenti.